Ho conosciuto Ennio durante una riunione dell’Associazione Ligure di Letteratura Giovanile di Chiavari,  ho avuto modo di frequentarlo in seguito ed ho scoperto i suoi progetti artistici e le sue attività multimediali con associazioni culturali,  svolte in particolar modo dall’anno 2000 fino al 2008.

Nell’amico Ennio, uomo apparentemente schivo, ma sempre pronto ad intervenire con le sue idee nella vita e nelle decisioni dell’Associazione, ho a poco a poco individuato in lui un amante e cultore dell’arte in tutte le sue espressioni, molte delle quali da lui tradotte in hobby. E tra questi vi è quello della scrittura.

Restio a sottoporre al giudizio altrui quanto scriveva, ho scoperto alcuni suoi exploit letterari solo dopo la sua partecipazione a concorsi nazionali. Si tratta di brevi racconti “disegnati con la penna” come se si fosse trovato davanti ad un tela con i suoi personali colori.

Quando lessi la sua poesia L’isola incantata  mi tornò  in mente   la figura di Finetta, la  mia nonna materna, che ho tracciato in un mio libro autobiografico, I ricordi di Cirò

Il contenuto della poesia di Ennio è un accorato rimpianto per non poter più riascoltare le fiabe raccontate dalla nonna e assaporate nella sua infanzia, un rimpianto  accompagnato dallo struggente desiderio di volerne ascoltare delle nuove, ma anche dal delicato sentimento di non voler disturbare il sonno di chi non può più risvegliarsi. “Stai dormendo.../ Non ti risveglierò .../ Ti ho sempre cercato per farmi raccontare storie...”

Ho parlato di brevi raccontini Ennio, due bozzetti “disegnati con la penna” ed effettivamente basta leggere Non cestinarmi, ma leggi questa mia…   e   Bagliori di luce per capire come tra scrittura e pittura esista in lui un rapporto molto stretto.

 

 

L’isola incantata

 

Raccontami nonna

di terre lontane, portami all’origine del mondo

sulla mia isola,

fammi sentire il suo profumo, il suo silenzio,

dipingi nei miei occhi i suoi colori,

prendimi per mano e fammi vivere

su questa terra incantata

dove

mare, cielo, vulcani, ghiacciai,

deserti, nuvole, natura

sono in me da sempre…

Oggi alla fine, come un pulcinella di mare

in lei

vado a rifugiarmi.

Nonna mi ascolti?!

Stai dormendo… Non ti sveglierò…

Ti ho sempre cercato per farmi raccontare storie…

 

Su gentile concessione della Keltia Editrice

racconto pubblicato sul volume  “I Racconti della Nonna”

 Aosta 2009.

                                                                                                                       

 

 

Non cestinarmi, ma leggi questa mia

 

Dopo una notte stellata sento l’odore della vita… mi muovo a fatica nel vuoto, ancora un giorno senza di te e quanti altri ancora fino alla fine!

Ti scrivo da lontano, lontano dal tuo cuore, dopo anni di malinconia, sofferenza e solitudine.

Hai cancellato con leggerezza e indifferenza i miei anni vissuti intensamente in te e per te, quando insieme in un tutt’uno, indivisibili eravamo rifugio di noi soli e fuori, ancora inseparabili nella voglia

di vivere, correvamo instancabilmente verso il nostro orizzonte a colori.

In te i miei bisogni, le attese, le speranze e in me l’uomo che aspettavi; desideri che ci hanno portato in una baia dove il mare, il cielo, il sole, un tappeto di foglie e un coro di cicale erano testimoni al nostro legame celebrato con un patto di sangue poi infranto con la tua non promessa fedeltà e con il buio dei tuoi sentimenti, passioni ed emozioni condannandomi ad un altro abbandono.

Quante volte ho dipinto il tuo corpo, mio incanto, con colori preziosi che nell’addio hai scolorito cancellando per sempre il desiderio di vederti brillare della mia luce e di ammirarti nel tuo splendore.

Mi viene in mente la tua agenda, piena di persone da depennare, “rami secchi” dicevi, ma non avevo visto che c’era anche il mio nome… nell’ultima pagina! In fondo per te non ero diverso da tutti gli altri!

Mi rammarica non aver colto i segnali del tuo disinteresse, evidenti e che io non ho voluto vedere e rivelarti per paura di perderti, ti stavo accanto senza far rumore a tal punto che, nei miei momenti di malessere, nell’immaginazione sentivo dirti parole di conforto o solamente un ciao… per non morire.

Sai che il nostro caro antico amico, incredulo della nostra separazione, non prega più per noi?! Mi mancano tanto i suoi pensieri che sentivo arrivare in me piacevolmente.

Che dispiacere quando penso al tuo libro che ho aspettato invano per via di una dedica non meritata, che dire poi della mia opera rifiutata e della restituzione voluta dei tuoi pennelli che hanno lasciato quei miei dipinti incompiuti per sempre.

Non puoi immaginare quanto ho sofferto per quella meravigliosa parola detta per sbaglio o trattenuta a metà e mai più detta.

Potevi anche evitare di trattarmi male con i tuoi modi e di massacrarmi nei sentimenti, distruggere e rinnegare ogni ricorrenza è stato doloroso,  diventare invisibile e vederti insensibile ad ogni mia cura e attenzione è stato disumano. Tutto ciò lascia in me un profondo segno incancellabile e una lieve malinconia indefinita che mi fa compagnia giorno dopo giorno.

Sfidando l’impeto dei tuoi venti impietosi sono giunto, avvilito e stremato, alla fine della nostra storia… con le ali spezzate. Il tuo angelo caduto in terra non volerà più!

Mia cara, ci sono valori e persone, se sono stati importanti, si tengono stretti a sé e si custodiscono preziosamente. Io per te non ero uno fra questi. Pazienza!

Nonostante tutto sei sempre nel mio cuore e sei ancora oggi, anche se sei tanto lontana, un punto di riferimento ideale e importante della mia vita.

Grazie di cuore per tutto quello che mi hai dato, di avermi fatto sentire uomo e per avermi fatto vivere emozioni e sentimenti che io non sapevo

di avere.

Con te la mia vita… in un sogno!

Grazie!

 

"Su gentile concessione della Keltia Editrice,
 racconto pubblicato nel volume  “Antiche Lettere d’Amore”
                                           

 Aosta dicembre 2010".

 

                         

Bagliori di luce

 

 

 

 

 

Il silenzio intorno ci fa sentire vicini, solo io e lui… Io e l’albero di Natale; lo guardo e mi ricambia con il suo luccichio, dà il meglio di sé mostrandomi i suoi gioielli: fili d’argento, stelline, campanelle, angioletti, perline, ghirlande, palline colorate e, tutti insieme, pronti per la grande festa.

Inebriato dai suoi giochi di luce perdo la coscienza della realtà, tra i rami una sfera bianca, luminosa, mi porta oltre, dove i miei occhi scorgono nuvole bianche, un paesaggio innevato, una casa, un vicolo e un bimbo addormentato sulle scale di una chiesa… Una figura nera di donna si allontana senza lasciare impronte.

Mentre rimango interdetto da quella reale visione, un bagliore attira la mia attenzione, mi illumina, tutt’intorno intensi riflessi di luce verde che pian piano mi avvolgono completamente… La mia speranza di vita!

E’ iniziato il mio cammino! In questa notte speciale e di pace, una scia di cometa dipinge il percorso che mi porta verso una stanza: la mia!

Là nell’angolo, l’albero e il presepe creano un mondo meraviglioso dove un bimbo gioca gioiosamente con il suo scolorito camioncino di legno, aspettando con frenesia l’indomani, il quale, sicuro della sua promessa di essere più buono, spera di ricevere in regalo da Gesù Bambino un triciclo, un cavallo a dondolo o una macchina a pedali, tanta desiderata e più volte guidata in sogno. Non riceverà niente di tutto questo, ma troverà un trenino di latta… Ugualmente un dono splendido per lui.

Un raggio di luce dorata, straordinaria, si diffonde tra i rami del mio compagno silenzioso, che rende vivo quel ricordo antico di immagini, sensazioni e colori mai dimenticati: il suono della campanella all’inizio delle lezioni, i banchi di legno con il ripiano nero inclinato, la carta geografica sulla parete, la lavagna di ardesia, la cattedra del maestro poggiata su una pedana di legno, che impera su tutti e nell’aula tanti grembiulini neri con il colletto bianco inamidato…

Gli scolari! La mia classe! Candidi, puri, semplici bambini intenti in un silenzio religioso ad intingere il pennino nel calamaio con una gioia incontenibile che traspare dai loro volti per l’arrivo delle vacanze natalizie e dei sospirati regali.

Che magica atmosfera! Fuori, un incantevole paesaggio invernale…

Un presepe vero! Catturato dalla sua bellezza suggestiva, mi trovo lontano da tutti e da tutto, sono in estasi!

Un suono di campane mi annuncia che è venuto il momento di partire

e vedo già che qualcuno mi sta aspettando…

E’ un uomo con la barba bianca, su una slitta, che mi accoglie con un sorriso, le renne scalpitano pronte per il viaggio e io mi lascio trasportare fino ad arrivare a “oggi”, dove, disincantato e senza regali, dall’alto dei miei anni cerco ancora… Bagliori di vita.

"Su gentile concessione della Keltia Editrice,
racconto pubblicato nel volume “I racconti di Natale”

Aosta 2011.

 

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